Cordoni ombelicali ed aquiloni.

Come mi guardo intorno vedo adulti non-adulti, genitori inadeguati, perché ancora figli che giocano ad essere i migliori amici dei loro rispettivi figli. Mi sembra quasi di tornare cinquenne, quando con le mie amiche giocavo “alle mamme.” Ai tempi cullavamo orrende bambole dalle fattezze di neonati e quelle più avanti, per gli anni 70, osavano essere madri del Cicciobello nero. A dire il vero io preferivo le costruzioni, il meccano, la palla, giocare a nascondino e arrampicarmi sugli alberi, ma lo spirito materno delle mie amichette era presente e tutte quante, tranne me, son diventate madri di bimbi in carne ed ossa. Peccato, però, che molti genitori miei coetanei si comportino proprio come se i loro figli fossero bambolotti e non bambini, dimostrando una sempre più disarmante inadeguatezza nel ruolo che tanto ostentano in faccia a chi non può capire cosa vuol dire esser genitori, perché di figli non ne ha…
Ma quel che c’è di sbagliato nel loro approcciarsi alla vita genitoriale è solo una conseguenza del rapporto che hanno con le loro madri e i loro padri, ma soprattutto con le loro madri.

Per crescere sani e affrontare il mondo con le proprie gambe è necessario, o meglio è fondamentale, tagliare il cordone ombelicale che simbolicamente ci può legare, in modo spesso morboso, anche se ormai siamo adulti, con le nostre figure genitoriali, vive o morte che siano. Solo questo passo può renderci finalmente individui completi, unici e felici (o almeno inclini a sperimentare la felicità!).
Ovviamente il taglio dovrebbe avvenire da entrambe le parti, dovrebbe essere un’esperienza condivisa e condivisibile. I genitori devono lasciar andare i propri figli, riconoscendo il loro diritto ad avere una vita propria e ad essere diversi, da chi li ha generati e cresciuti, per quanto riguarda gusti, idee, scelte. È un percorso lungo che dovrebbe naturalmente accompagnare la crescita dei figli con la graduale concessione di spazi, fiducia, indipendenza e rispetto, senza mai far mancare l’attenzione, l’incoraggiamento e l’accettazione.
Parallelamente i figli dovrebbero imparare ad accettare le distanze che cresceranno e a non sentirsi a disagio perché in conflitto con i voleri genitoriali. Non dovrebbero sentirsi in colpa per voler vivere una vita diversa dalle loro e un po’ alla volta dovranno avventurarsi per il mondo, imparando a lasciare il nido sicuro per scoprire se stessi. Avere interessi diversi, dire no a quelle imposizioni che sembrano ingiuste e ingiustificate, essere liberi ed indipendenti non significa amare di meno i propri cari. Significa solo amare e rispettare se stessi.

Questa è l’unica via. Altrimenti son guai seri per la nostra personalità e per la nostra sanità mentale.
La vita di chi resta troppo a lungo, o addirittura per sempre, sotto l’ala protettrice di mamma chioccia è costellata di incidenti di percorso, soprattutto se non vengono risolte le dinamiche relazionali troppo invasive e conflittuali. In questi casi la morbosità di certi legami, o l’eccessiva dipendenza, o la gelosia, o la possessività si rifletteranno anche nelle relazioni con gli altri e soprattutto mineranno i rapporti sentimentali. Potrebbe esser difficile trovare un partner adeguato agli standard genitoriali, oppure potrebbero emergere problemi nel saper gestire e tenere insieme un matrimonio. Tutto ciò perché il compagno o la compagna saranno sempre una cosa a parte rispetto al nucleo originario della famiglia natale.

Conosco molte donne che vivono legami troppo profondi, quasi vischiosi, con madri decisamente invasive che troppo spesso decidono al posto loro. Donne che restano perennemente figlie, bambine, dipendenti dall’approvazione e dalle scelte delle loro madri. Donne che spesso diventano eccessivamente rigide e severe con se stesse e anche con gli altri, come se, in pratica, dovessero fare i conti con un doppio Super Io. Da una parte quello derivato nei primi anni di vita dall’interiorizzazione dei divieti, dei codici comportamentali e dei valori genitoriali; dall’altra, gli stessi modelli, comandi, ideali e censure costantemente presenti, e giudicanti, in carne ed ossa a ricordare a donne fragili quanto e dove sbagliano, se agiscono indipendentemente.

Gli uomini, però, non sono certo esenti dal vivere legami patologici con i propri genitori e spesso sono proprio queste dinamiche distorte a generare delle vere e proprie guerre tra le loro mogli e le loro madri. Certi uomini sembrano provare un sottile e perverso piacere nel sobillare l’odio tra le donne della loro vita, messe perennemente in conflitto e in competizione. Partendo dal più classico “come cucina bene mamma” la concorrenza si estende poi ad ogni altra attività casalinga. La mamma stira meglio; pulisce meglio la casa; lava meglio i vestiti; sa quali mutande vuole il suo piccolino e le stira pure; sa come fargli passare l’influenza; ed è più brava nell’educare i figli… Spesso tutte queste abilità non corrispondono a verità. Le sue lasagne sono liquide, spesso stampa la silhouette del ferro da stiro sulle camicie bianche e, magari, ha pure quasi ucciso suo nipote,allergico alle arachidi, dandogli burro di noccioline, ma il figlio continua a sminuire la moglie di fronte alla grandezza inarrivabile della sua cara madre! Inutile dire che certe situazioni, alla lunga, minano la stabilità di un matrimonio e questi uomini quando vengono lasciati non si capacitano delle motivazioni di un divorzio. Tanto le mamme li consoleranno dicendo loro che certe donne non sono degne dei loro bambini.

Riconoscere, accettare, sanare le colpe e gli errori che i genitori possono aver commesso con noi.
Evitare di ripetere gli stessi comportamenti sbagliati che abbiamo visto in loro, soprattutto quando abbiamo formato una nostra famiglia, con i nostri compagni e con i nostri figli.
Saper dire di no ai ricatti morali che sovente i genitori ci pongono, ostacolando le nostre decisioni di vita.
Imparare a parlare con loro, chiarendo i nostri desideri e le nostre opinioni che possono essere distanti, ma non per questo ci rendono nemici.
Tutto ciò fa di noi adulti sani e sereni.

E se i nostri genitori non lasciano spazio ai nostri sogni adolescenziali, se non accettano quello che siamo diventati da adulti, se non apprezzano le nostre idee, se non approvano i nostri ideali, se si schierano contro i nostri mariti e le nostre mogli, se si occupano male dei nostri figli, loro nipoti, dobbiamo anche trovare il coraggio di mandarli a cagare! Perché certi legami non sono altro che catene che ci impediscono di vivere liberamente le nostre vite e limitano la nostra reale capacità di scegliere cos’è meglio e cosa è giusto per noi.

E come canta Samuele Bersani in Giudizi Universali “…taglia bene l’aquilone, togli la ragione e lasciami sognare, lasciami sognare in pace…” Quindi, cari genitori, aiutate i vostri figli a tagliare il cordone ombelicale (e anche l’aquilone) e non tarpate loro le ali, lasciateli liberi di sognare e di essere tutto ciò che li rende felici, anche se percorreranno strade che voi non avreste mai voluto attraversare. E già che ci siete lavorate un po’ su voi stessi e tentate di capire se, e come, i vostri genitori hanno condizionato le vostre scelte. Sarà difficile, ma ne varrà la pena!