Fenomeni di distrazione di massa.
Vi capita mai che una parola vi entri in testa come un tarlo e non riusciate a non pensarla, elaborarla, soppesarla? Parole, parole, parole. Di per sé sono suoni vuoti e quando le ripeti all’infinito sembrano scollegarsi completamente dall’oggetto o dal concetto a cui si riferiscono. Da bambina mi piaceva ripetere come in una cantilena una parola, o un nome proprio, finché non si svuotava del suo significato e rimaneva puro suono. Ma da un po’ di tempo mi ronza in testa la parola “distrazione” e più la penso, più la dico, più la ripeto e più assume importanza. Questa parola non si scollega dal suo significato, anzi assume nella mia testa una connotazione terrificante.
Troviamo naturale la distrazione e pensiamo di cavarcela nella quotidianità con frasi del tipo “non l’avevo vista” oppure “scusi, ma ero distratta” per giustificarci. Frasi usate in maniera disinvolta sia che l’evento mancato sia stato il non aver salutato una conoscente incrociata al supermercato, sia dopo aver investito il vicino di casa nel vialetto di casa.
Alcuni giorni fa sono stata tamponata in retromarcia da un tipo che ha ingranato la retro in velocità, mentre eravamo praticamente fermi ad uno stop. Appena è sceso mi ha detto: “Non ti avevo vista!”
La figlia che era in macchina con lui era di parere diverso: “Papà, ma se i sensori suonavano come fai a dire che non l’hai vista”… e lui candidamente ha replicato ad una sveglia bimba di circa 8 anni: “Ero distratto. Qua non si trova mai un parcheggio.”
Distrazione. La stessa tirata in ballo quando una mia conoscente, qualche giorno prima del mio incidente, è stata investita in un parcheggio. La signora alla guida di un Suv l’ha prima urtata, facendola cadere, poi, presa dal panico, invece di fermare la macchina, è andata avanti passandole sopra con le ruote… Scesa dalla macchina ha detto di non aver visto la signora. Non si è accorta di avere una persona che camminava davanti a lei… distrazione. Andava di fretta la signora, doveva comprare le candeline per la torta del compleanno del figlio.
Siamo distratti dai nostri problemi, da una vita sempre di corsa, da lavori che ci occupano la mente ben oltre le ore di ufficio, dalla reperibilità 24 ore su 24 imposta dalla società degli smartphone, dai figli sempre più esigenti e difficili… siamo così distanti dalla vita reale che pensiamo di essere giustificabili e giustificati per ogni nostra mancanza con banali ammissioni di disattenzione.
Abbandoniamo figli piccoli in auto , imprigionati nei loro seggiolini salva vita. Li lasciamo lì per ore in parcheggi infuocati, invece di portarli al nido. E ci accorgiamo di loro, ormai morti, quando usciamo dal lavoro. Spesso ricordiamo erroneamente di aver portato il bimbo al nido, creando un falso ricordo basato solo sulla routine, sulla ripetizioni di azioni quotidiane. Se lo facciamo tutti i giorni, sicuramente lo abbiamo fatto anche oggi. Invece non è stato così. Un blackout mentale. Una svista fatale che colpisce persone tendenzialmente sane, anche genitori modello. Si è indagato molto su questi fatti ed è emerso che sono legati a stanchezza, stress, mancanza di sonno, variazioni improvvise nel quotidiano che spezzano le solite attività ripetitive. Un fenomeno in aumento che ha portato anche alla creazione di dispositivi di sicurezza che collegano la chiave di accensione dell’auto al seggiolino o la portiera del guidatore con il suo poggiatesta. Per poter scendere dalla macchina si deve disattivare il sistema e ciò protegge dalla dimenticanza fatale.
Tutta questa disattenzione però mi ha fatto riflettere, allargando il punto di vista su un’intera società che fa della distrazione il suo fulcro. Il sistema ci vuole distratti, poco sensibili rispetto a certi argomenti. Oblio, ignoranza, distrazione, insensibilità, intolleranza, odio. Sono tutte situazioni collegate che si contaminano l’una con l’altra, in una spirale degenerativa. Se siamo insensibili siamo controllabili e gestibili. Siamo orientabili ed utilizzabili. Siamo creduloni e impressionabili. Diventiamo incapaci di valutare concretamente le situazioni.
Stiamo diventando un popolo di distratti. Non vediamo più, oppure non vogliamo più vedere cosa ci circonda. Insensibili alla sofferenza altrui, sovraesposti al dolore e alla tragedia, è come se avessimo scelto, consapevolmente o meno , di non farci più caso…salvo poi piangere, a comando, sui social network, quando ci sono stragi terroristiche o eventi naturali di mostruosa rilevanza.
Viviamo in modo superficiale, assorbiti dai nostri obblighi e sempre più spesso deleghiamo le nostre decisioni agli altri. Ci fidiamo di quello che viene detto in tv da improbabili opinionisti. Per rilassarci, dopo una lunga giornata di lavoro, ci facciamo lobotomizzare da trasmissioni leggere, che in realtà alleggeriscono solo le nostre capacità di pensiero.
Siamo vittime di armi di distrazione di massa. Strumenti mediatici utilizzati da chi detiene il potere (e mette in atto tutte le strategie possibili per mantenerlo) al fine di distrarci dai problemi reali, spostando l’attenzione su cose marginali, spesso inutili, inesistenti o bufale. Le nostre menti devono essere dirottate e tenute perennemente occupate dalla televisione, da internet e dai social network concentrandoci su tematiche sportive, sessuali e anche religiose (che aiutano anche nell’intento di dividerci e farci odiare il diverso).
Capita così che alcuni tg, schierati politicamente, usino alcuni strumenti per indirizzare il nostro modo di interpretare la realtà. C’è la tecnica dell’ottimismo: farci credere che tutto va bene, che la crisi economica è solo un’invenzione delle opposizioni per screditare chi governa. Tecnica alla Studio Aperto, quando in Italia Berlusconi era Presidente del Consiglio. Poco spazio alle notizie politiche, tanto al gossip, agli amici animali e alla moda.
Oppure si può far ricorso alla tecnica della paura. Una tecnica di controllo. La paura ci fa restare chiusi nelle nostre case, alla mercé delle tv che ci riempiono la testa di cronaca nera, scene del crimine, plastici, criminologi, sangue, omicidi efferati, furti commessi da immigrati, cani che uccidono bambini, terroristi nascosti in ogni angolo di strada, epidemie (spesso inesistenti) di malattie debellate da decenni riportate in auge da stranieri giunti sui barconi…
Anche l’eccessiva attenzione data alle notizie meteo e alle manifestazioni sportive servono a distrarci dalle reali problematiche che ci riguardano… cosa sarà mai perdere potere d’acquisto o diritti lavorativi se in tv c’è la finale del mondiale di calcio, in chiaro! Cosa ci importa se è stato abrogato l’articolo 18, quando ci aspetta un fine settimana di neve per andare a sciare!
Accettiamo passivamente ogni consiglio che i media ci danno. Ci spaventiamo quando ci dicono di farlo. Festeggiamo quando ci impongono una festa. Leggiamo il libro presentato in tv. Ascoltiamo la musica che ci propone il reality di turno. Ci esaltiamo per ogni fiction e ogni trasmissione del nostro canale televisivo preferito, abbandonando completamente lo spirito critico.
Abbiamo delegato e siamo schiavi.
Dobbiamo sottrarci al fenomeno della disinformazione e all’odio che ne viene generato. Dobbiamo tornare ad approfondire le cose che ci vengono proposte. Dobbiamo riprenderci il senso di realtà e la capacità di analisi che ha fatto dell’uomo un essere capace di una evoluzione pazzesca. Dobbiamo essere attenti e svegli, pronti a cogliere i veri segnali delle quotidianità e delle reali problematiche individuali e globali. Dobbiamo riprendere in mano le fila della nostra vita, inserita in una società più sana. Dobbiamo prendere il telecomando e spegnere la tv. Dobbiamo essere capaci di leggere una notizia e valutarne la veridicità. Dobbiamo essere liberi pensatori e non zombie apatici e anestetizzati. Dobbiamo capire che ogni nostra decisione è sì una goccia in mezzo al mare, ma senza gocce il mare si svuota.