Voglio un mondo a colori.
Mi ha sempre affascinato il concetto del vedere il mondo da punti di vista diversi.
Da più di 10 anni vivo in Brianza. Conosco molto bene la realtà di una scuola materna che ho frequentato per motivi di lavoro per 5 anni. Una scuola pubblica che ospita nelle sue 7 classi bambini di diverse provenienze. La maggioranza è italiana, ma non lombarda o almeno non completamente. In questo asilo è rappresentata più o meno l’intera Italia. Bambini con genitori, o nonni, pugliesi, lucani, campani, siciliani, sardi, marchigiani, umbri, veneti, piemontesi, laziali… condividono le loro giornate con i brianzoli provvisti di pedigree. Al loro fianco ci sono i bimbi stranieri, alcuni adottati da famiglie italiane, mentre altri risiedono qua con i loro nuclei familiari. Nel corso degli anni sono passati di qua un bimbo spagnolo, qualche ucraino e alcuni russi, un gruppo di cugini albanesi, un vietnamita, un paio di bimbe africane, una discreta rappresentanza del mondo arabo, rappresentato da madri col velo e bimbi sorridenti. Un isola felice? In parte si.
Nel corso degli anni ho cercato di spiegare ai bimbi a me più vicini che la diversità è un valore che ci può solo far arricchire. Ho cercato di stimolare la curiosità verso i mondi che questi bambini rappresentavano. E devo dire che la cosa ha dato i suoi frutti. I bambini alla fine sono curiosi e vogliono solo giocare. Basta dare loro il giusto input e poi vanno avanti senza grossi problemi. La simpatia verso un amichetto o l’antipatia che provano per un altro non ha niente a che vedere con il colore della pelle o con il dio in cui credono le loro famiglie di origine.

I problemi emergono invece quando a casa sentono discorsi di stampo razzista e li riportano a scuola. Così si arriva ad isolare il bimbo di colore perché puzza, l’arabo perché è un terrorista, l’albanese perché ruba.
Ho sentito un nonno, originario della Puglia, dire cose raccapriccianti sulla bimba di colore che una famiglia ha adottato. “Mi fa pena quella signora. Non poteva avere figli, costretta ad adottare gli hanno dato una scimmietta che non sta mai ferma. Agitata e indisciplinata come tutti i negri.”
Parole pesanti, stupide e pericolose anche perché riportate in presenza di altri bimbi e altri adulti. Adulti che non sono intervenuti. I nipoti di quel nonno non si sono mai avvicinati a giocare con quella splendida bimba, precludendosi la conoscenza di nuovi giochi e nuovi mondi fantastici.
Io ho reagito. Non contro il nonno, a cui ho solo detto che mi faceva schifo quello che avevo sentito. Ho reagito andando dai bimbi che conoscevo e spiegando loro che quella bimba aveva bisogno di nuovi amici, perché era arrivata lì da poco tempo e chissà quante belle cose aveva da raccontare. Alcuni hanno accolto il mio suggerimento. La piccola adesso ha tanti amici che adorano la sua solarità, ma intorno c’è chi osteggia e odia. E come si fa ad odiare un bimbo di 4 anni per una diversa pigmentazione? Come si può sparare sentenze su una cultura se nemmeno la conosciamo? Come si può criticare la mamma musulmana che porta il velo perché le viene imposto da una religione maschilista e poi sostenere che una donna è praticamente inutile perché non può avere figli?

Una volta due nonni, brianzoli doc, hanno sottolineato come l’asilo ormai fosse irrimediabilmente pieno di stranieri! Sostenevano che dovesse esserci un numero limitato di entrate invece di questo assalto. “Troppi tutti insieme non va bene per l’ordine pubblico” mi hanno detto. Ordine pubblico? Per i pericolosissimi bambini dai 3 ai 6 anni? Ho dovuto contare fino a 100 per non fare una strage di cervelli vuoti, poi ho detto che l’unico pericolo con l’ordine pubblico può essere creato dall’odio. Ho detto loro che è la mancata integrazione, la segregazione, la ghettizzazione che ha dato vita a problemi. Ho chiesto se erano mai andati a vedere chi erano le figure di molti attentatori di cui loto temono così tanto le gesta. Tutte persone rifiutate dalla società in cui tentavano di inserirsi. Ho detto loro che se avessero un minimo di intelligenza socializzerebbero con gli stranieri. Capire perché sono qua; come sono arrivati; cosa provano; cosa si sono lasciati alle spalle; quali problemi stanno affrontando; come vivono i loro figli l’inserimento in un ambiente diverso, e se mai lo colgono come diverso. Ma va bene anche parlare del tempo. Io ho legato molto con alcune mamme albanesi e algerine…perché il primo anno che erano lì io ero l’unica che le salutava e parlava con loro. Ho visto la difficoltà e ho colto la solitudine di una donna musulmana che accompagnava, tra gli sguardi diffidenti di molti, il bimbo in classe, spingendo il passeggino con la seconda bimba di pochi mesi. Le ho sorriso. Le ho chiesto se aveva bisogno che la aiutasse con la piccola, mentre lei toglieva la giacca al grande. Lei mi ha detto grazie. Non ha legato con i genitori della classe del figlio. Problemi di lingua da una parte e diffidenza dall’altra. Ma quando mi vede le si illumina la faccia. Io sono per lei la speranza di integrazione, la possibilità che un giorno tutto possa essere più semplice per lei e per la sua famiglia. Il figlio non viene invitato alle feste di compleanno, perché i genitori dei compagni lo ignorano. In classe invece le cose sono diverse. Lui è un bimbo creativo, pieno di energia e bramoso di farsi degli amici. Tutti giocano con lui. Lui gioca con tutti.
Finché gli adulti non si mettono in mezzo la vita scorre senza intoppi. I bimbi sono solo bimbi di tanti colori, portatori di mondi da esplorare, curiosi di conoscere altre storie e raccontare le proprie.

Poi c’è la politica che è diventata una farsa urlata da beceri venditori di odio che cercano, bramano, disperano per avere un nemico da attaccare, così che la gente non si accorga che dietro il tanto fumo si sono rubati l’arrosto!
Andando dietro al pifferaio magico che strombazza mediocri melodie razziste abbiamo tirato fuori la parte peggiore di noi, quella che dovrebbe disgustarci, quella che andrebbe messa sotto chiave, quella che dovremmo estirpare dai nostri organi come fosse un cancro. Invece stiamo valorizzando l’odio, la violenza, l’ignoranza.
L’essere umano sta regredendo al peggiore degli stadi possibili, diventando elettore-fan del Trump-Bolsonaro-Salvini di turno. L’essere umano ha fallito abbandonando l’evoluzione culturale, nell’era in cui aveva a disposizione tutti i mezzi possibili per conoscere, ha deciso che ignoranza è cool!

Chi ancora ha cuore e cervello deve gridare più forte prima che tutto sia perso! Perché io non mi rassegno all’inciviltà, al razzismo, all’ignoranza. L’essere umano è altro. Siamo usciti dal Medioevo grazie a menti illuminate e dobbiamo evitare di caderci nuovamente.