Come salvare il Quirinale e l’Italia dall’ipotesi Berlusconi?

Lunedì 24 gennaio alle ore 15 inizieranno le votazioni per eleggere il prossimo Presidente della Repubblica Italiana. A fare gli onori di casa sarà il Presidente della Camera, Roberto Fico, che in questi giorni ha redatto le regole del voto in tempo di pandemia Covid.
Al voto saranno chiamati 1009 grandi elettori: 321 senatori, 630 deputati e 58 delegati regionali (tre per ogni regione, ad eccezione della Val d’Aosta che ha un solo delegato).
La chiama, che per ogni gruppo avverrà in ordine alfabetico, inizierà dai senatori a vita, poi sarà la volta dei senatori seguiti dai deputati ed infine toccherà ai delegati di Regione. Ovviamente le entrate saranno scaglionate e non saranno presenti i soliti catafalchi con i tendaggi che impedirebbero una giusta aerazione.
Nei primi tre turni di votazione la maggioranza richiesta per eleggere il Presidente corrisponde ai due terzi dell’assemblea (673 voti), mentre al quarto scrutinio basta la maggioranza assoluta (505 voti). Nessuno dei due grandi schieramenti sembrerebbe avere i numeri necessari per eleggere il Presidente, nemmeno alla quarta votazione. I giochi sono aperti.

Fino a ieri non avevamo, però, nessuna candidatura ufficiale. Solo un ventaglio di papabili e di autocitazioni. Mario Draghi ci ha provato. Si è detto disponibile. I partiti del suo Governo ne hanno preso atto, ma non rispondono. Troppo preoccupati che il Governo non tenga e che si vada al voto anticipato e quindi hanno preso tempo. Alcuni temono per la situazione del paese, altri hanno paura di non arrivare ad ottenere la pensione e molti temono di non esser più rieletti o di veder, nella peggiore delle ipotesi, il loro movimento sfaldarsi ulteriormente fino a scomparire.
Il Movimento 5 Stelle, infatti, come un disco rotto ripete il nome di Sergio Mattarella, nonostante lui abbia più volte declinato gli inviti a proseguire oltre. Qualcuno ha riproposto le Quirinarie online con una rosa di 13 nomi che spaziano dai magistrati agli scienziati, senza escludere qualche esponente della corrente no-vax. Tra tutti anche Giorgio Parisi, fresco di Nobel, che si sarebbe già espresso con un secco no comment. Al momento però non è chiaro se e quando si faranno. Il movimento è diviso anche su questo.
Alcuni rispolverano Giuliano Amato e Pierferdinando Casini, ma sembrano, ai più, solo nomi per depistare o comunque fatti troppo precipitosamente e quindi già bruciati.
E perché no, in questo clima di incertezza, si è fatta sentire anche Iva Zanicchi che la butta in caciare e si autocandida. E Gianna Nannini le fa eco e con una Instagram Story, scaduta e dispersa in 24 ore, candida al Colle una voce femminile, cioè la sua. Immancabile, come ad ogni elezione, qualcuno butta lì il nome di Giancarlo Magalli, che prima o poi, chissà, qualcuno eleggerà sul serio.

La frase più gettonata nel toto nomine resta però: “una donna, i tempi sono maturi per avere una donna al Quirinale.” Peccato che nessuno lo faccia veramente il nome, reale, di una donna da candidare. Eppure di donne adatte al ruolo ce ne sarebbero tante! I giornalisti ci provano a elencarne alcune come Marta Cartabia, Anna Finocchiaro, Emma Bonino, Elisabetta Alberti Casellati… ma i partiti non colgono. C’è anche un movimento (di cui io stessa faccio parte), nato spontaneamente sui social, che chiede la candidatura di Rosy Bindi.
Rosy Bindi sarebbe la persona giusta per fare da garante della Costituzione. Adatta per le sue qualità morali, la sua integrità, l’onestà, le competenze politiche e la sua capacità di essere laica quando rappresenta le istituzioni. La Bindi incarnerebbe perfettamente l’idea di legalità e il giusto equilibrio istituzionale. Ha alle spalle una grande esperienza sia come Ministra, sia come Vice Presidente della Camera. È stata alla presidenza del Pd e ha presieduto la Commissione Parlamentare Antimafia. Proprio sul tema della legalità e della lotta alle mafie sta portando avanti attività di formazione e ricerca. Insomma una donna impegnata su più fronti che potrebbe veramente rappresentare l’Italia nel migliore dei modi.
Inoltre, ho personalmente amato il suo modo di reagire a Berlusconi che, volgarmente, l’ha sempre denigrata e offesa. Donna colta e intelligente. La apprezzo e, anche se non abbiamo le stesse idee sul cattolicesimo e non condividiamo la stessa appartenenza politica, sarei felice di averla alla Presidenza della Repubblica.

Intanto qualcosa si è drammaticamente mosso.
Ieri (14 gennaio), purtroppo, il centro destra ha ufficializzato la candidatura di Silvio Berlusconi. Fino a qualche ora prima l’autocandidatura di Berlusconi sembrava solo un incubo irrealizzabile, su cui quasi tutti gli esponenti di Lega e Fratelli d’Italia glissavano, come si fa davanti ai capricci e alle richieste di un figlio insistente che vuole un nuovo giocattolo, troppo oneroso da acquistare e da gestire. Fratelli d’Italia più volte aveva spinto il nome di Draghi, sperando in una caduta del Governo e un ritorno alle urne, essendo l’unico partito che a destra guadagnerebbe voti e conquisterebbe la leadership di schieramento! Salvini ha tergiversato fino all’ultimo, e i suoi hanno continuato ad invocare un piano B, cercando un nome di destra che non fosse divisivo e potesse esser condiviso anche dai partiti di centro sinistra con cui governicchia. In attesa di tempi (e sondaggi) migliori per tornare al voto.
A quanto pare Silvio è riuscito a convincerli tutti! Saranno state le telefonate, in doppio con Sgarbi, che hanno dimostrato di poter allargare il consenso oltre lo schieramento, millantando di poter contare su voti anche nel gruppo misto e di trovare altrove dei franchi tiratori!

A convincere Meloni e Salvini sarà stato sicuramente il manifesto pubblicato dagli elettori senior di Forza Italia su Il Giornale, in cui sono stati elencati i 22 meriti e traguardi che fanno di Berlusconi l’uomo giusto per il Colle. Tra le doti ascritte a Silvio spiccano: una persona buona e generosa; amico di tutti e nemico di nessuno; tra i primo contribuenti italiani; il Cavaliere del lavoro che si è fatto da solo; colui che ha fondato città sicure, tv commerciali di successo, la banca del futuro; un editore liberale; il presidente del club sportivo più vittorioso del mondo; colui che ha dato case agli aquilani; l’uomo che con le sue capacità politiche e di mediazione ha messo fine alla guerra fredda; un eroe della libertà che con sprezzo del pericolo si è candidato in politica per evitarci un regime autoritario e illiberale!
Come non candidare un uomo così!? Meloni e Salvini non potevano dire di no all’eroe che ha salvato l’Italia e il mondo intero!
Siamo di fronte al manifesto narcisista della megalomania di un super uomo a cui manca quella precisa figurina (la Presidenza della Repubblica) per finire l’album dell’Io-Io-Io.

Faccio mie le parole di Pierluigi Bersani (lui sì che sarebbe un gran Presidente della Repubblica!) che intervenendo nella trasmissione Piazza Pulita dello scorso 13 gennaio ha detto: “Berlusconi? Ho visto uscire dei manifesti. Ma se fosse vero che è stato quello che ha chiuso la guerra fredda, non basta il Quirinale. “Exegi monumentum aere perennius”, scomodiamo Orazio, gli facciamo un monumento più duraturo del bronzo, per 700 anni, non per 7. Ma qui, vedete, non stiamo dando l’Oscar alla carriera. La gente vuole una persona seria, perbene, competente e che sappia esercitare un minimo di autorità morale. Morale. Uno come è stato David Sassoli.”
Già, uno come David Sassoli che ci ha lasciato lo scorso 11 gennaio. Un uomo perbene, un politico stimato da tutti che ha ricevuto riconoscimenti trasversali e ha messo tutti d’accordo. L’uomo ideale per rappresentare l’Italia. Purtroppo lui non c’è più e nel giorno del suo funerale dobbiamo fare i conti con la realtà. Silvio Berlusconi potrebbe salire al Quirinale!

La notizia ha generato un certo sgomento. Un nome “impresentabile”, “imbarazzante”, “irricevibile” e “improponibile”… queste sono le parole più usate nei commenti dei politici.
Un nome sbagliato per vari motivi. Berlusconi è troppo vecchio (86 anni a settembre), avrebbe infatti 93 anni a fine mandato! La sua salute è precaria, a meno che i continui ricoveri in ospedale non fossero solo il pretesto per saltare le udienze in tribunale, come malignamente sospettano alcuni! Berlusconi detiene un potere mediatico e imprenditoriale, e il conflitto di interessi che ne consegue non è mai stato risolto. Berlusconi è stato condannato in via definitiva per frode fiscale, nel 2013, nel processo sui diritti Mediaset.
I procedimenti giudiziari a suo carico sono stati molti. E vi è ancora invischiato. Alcuni si sono risolti con l’assoluzione, in altri casi è intervenuta la prescrizione o la depenalizzazione dei reati contestati, grazie ad una lunga lista di leggi ad personam.
Se siete interessati vi consiglio di dare un’occhiata sul sito dell’associazione Libertà e Giustizia, http://www.libertaegiustizia.it/2011/11/09/lelenco-delle-leggi-ad-personam/, dove sono raccolti “i più significati provvedimenti ad-personam varati dal 1994, cioè dall’entrata in politica di Silvio Berlusconi, contando soltanto quelli di cui si sono giovati personalmente il premier o una delle sue aziende.”

La situazione si complica se consideriamo che proprio nei giorni che precedono l’elezione del Presidente, Berlusconi dovrà presentarsi a due udienze. Il giorno 19 gennaio sarà a Milano per il processo Ruby Ter, che lo vede accusato di aver pagato le Olgettine per testimoniare il falso nel processo Ruby. Il 21 gennaio invece dovrà presentarsi a Bari per il processo Tarantini dove è imputato per aver pagato lo stesso Tarantini per mentire riguardo alle cene, non eleganti, che si tenevano a casa sua.
Inoltre nei prossimi mesi Berlusconi dovrà presentarsi a Firenze, dove è stata riaperta l’inchiesta sui mandanti occulti delle stragi di mafia del 1993 per le quali è iscritto nel registro degli indagati con Marcello Dell’Utri.

Queste sono motivazioni più che valide per ritenere Berlusconi inadatto alla Presidenza della Repubblica. Anche il suo storico braccio destro, Gianni Letta, auspicava una decisione diversa da quella che il centro destra ha preso.
E il Pd che fa? Enrico Letta ha lanciato l’appello: “Eleggiamo insieme un presidente super partes, Berlusconi è divisivo!”
Ma dalla Direzione, che si è tenuta oggi, non esce un nome, anzi si sceglie proprio di non farlo, perché non è ancora il momento, mettere in campo nomi adesso significherebbe bruciarli…
Insomma il Pd, come al solito, decide di non decidere, di stare a guardare. Mi auguro solo che abbiano un piano, una strategia e che sia vincente. Altrimenti scivoleremo pian piano nella merda che già conosciamo, perché quel ventennio iniziato nel 1994 ha distrutto e impoverito culturalmente l’Italia. A quel punto non mi resterà che provare di nuovo a chiedere asilo politico a Cuba…