Eliminare le persone nocive dalla propria vita non significa odiarle. Significa avere rispetto per se stessi.
C’è una citazione, solitamente attribuita a Sigmund Freud, che in questi giorni mi ronza per la testa. “Eliminare le persone nocive dalla propria vita non significa odiarle. Significa avere rispetto per se stessi.” Non ho trovato fonti attendibili a sostegno del fatto che ad aver detto, o scritto, queste parole sia stato il buon Freud; forse è uno dei tanti aforismi anonimi che vengono attribuiti ad un personaggio famoso per dare più credito a certe parole oppure è una frase che, in una sorta di telefono senza fili, è mutata nelle parole diventando errata. Ma una cosa la so: il concetto espresso in questa citazione mi piace molto, anzi devo proprio dire che lo faccio mio da diverso tempo.
Non ho mai cercato di piacere a tutti i costi a tutti quanti. E ho la certezza di non piacere molto agli altri. Forse perché sono troppo diretta. Forse perché non sono una persona semplice. Forse perché non sono mai molto allineata con le mode e le tendenze del momento. Vivo in linea con i miei principi e purtroppo i miei valori cozzano un po’ (parecchio) con l’assenza di valori, travestita da abitudini, dei molti. Non piaccio anche perché, come spesso mi è stato fatto capire, ho questa tendenza ad essere saccente, all’avere una mia idea su tutto, e se so una cosa mi espongo, ne parlo, la spiego, mi impegno… e secondo molti sono pesante. Non porto avanti conversazioni su trasmissioni spazzatura della tv come Grande Fratello o C’è posta per te. Non conosco i comici made in Mediaset. Mi stanno sulle palle Gerry Scotti e Maria de Filippi e rabbrividisco all’idea di vedere Striscia la notizia. Odio le fiction TV e i cinepanettoni. Non mi fa ridere Checco Zalone, non mi piacciono le canzoni della Pausini e trovo fastidiosa la voce di Bocelli.
Sono alternativa. Lo so, lo sono sempre stata. Quando erano tutti paninari e indossavano i colori pastello della Best Company o i fiorellini della Naj Oleari, io rifiutavo le marche famose, mettevo cappotti neri lunghi fino ai piedi, mi tingevo i capelli di un profondo nero blu e l’unico altro colore che alternavo al nero era il viola.
Sono, da sempre, attenta ai dettagli, alle virgole e al non detto. Sono affascinata dal leggere tra le righe in una società distratta, piena di individui che hanno l’attenzione del bradipo. Sono puntigliosa in un mondo superficiale. Sono chiacchierona e mi piace anche ascoltare, ma mi spengo di fronte al vuoto di certe menti.
Sono atea in un mondo che trasuda religiosità, anche se mancano parecchio la vera spiritualità, la carità, la generosità e l’altruismo (per non parlare dell’accoglienza) che i credenti dovrebbero avere. Sono comunista in un mondo che sostiene che i comunisti non esistano più. Quindi? Io esisto o non esisto?
Ed ecco l’etichetta. Sono una radical chic. Prima o poi me lo tatuerò sul corpo. Sono una orgogliosa radical chic, perché mi è sempre stato insegnato che chi ha delle conoscenze deve condividere con gli altri. Non posso fingere di essere ignorante, di non avere una certa cultura e una buona educazione. Non posso ignorare di essermi fatta il culo sui libri e di essermi laureata. Non posso nascondere la mia indipendenza e autonomia. Non posso atteggiarmi a cafona ignorante perché la massa ha deciso da un momento all’altro che la cultura è da considerarsi un difetto. A me gli ignoranti che osannano questa loro qualità mi stanno sulle palle. Quindi si, sono snob. Ho la puzza sotto il naso e sono una fottuta radical chic.
Detto questo, io resto di fondo una persona buona (anche se piace tanto definire quelli come me “buonisti”) e mi capita spesso di usare le mie conoscenze e le mie risorse per aiutare chi ha bisogno. Ebbene sì, sono anche altruista. Ma spesso, quando mi spendo per gli altri, finisco per essere ignorata, insultata, screditata, rifiutata, ridicolizzata e banalizzata. Le persone che mi trattano così, quando io tendo loro una mano, sono persone nocive, sono quelli che ci avvelenano la vita e che ci fanno portare avanti relazioni malate.
Tutti noi abbiamo, più o meno, intorno amici o parenti che ci feriscono, che non portano niente di buono nelle nostre vite. In realtà ci indeboliscono, ci fanno dubitare delle nostre scelte, ci fanno sentire incapaci o inadeguati. Purtroppo le convenzioni sociali ci impongono di essere educati con tutti e di non allontanare da noi esponenti del parentado.
Bene, io delle convenzioni me ne frego e ho imparato il potere terapeutico del vaffanculo! Eliminare le persone nocive dalla propria vita non significa odiarle (o almeno non necessariamente). Significa avere rispetto per se stessi.
Per troppo tempo mi sono portata dietro un bagaglio pesante, fatto di falsi amici che mi hanno delusa, tradita, ingannata. Persone che hanno fatto di tutto per farmi sentire inadeguata. E se con i parenti non ho mai avuto problemi ad escludere le persone con cui non c’era feeling, con gli amici ci ho messo più tempo.
A un certo punto, però, ho detto basta. In un momento difficile della mia vita, ho atteso in vano aiuto dagli amici, anche solo una banale frase di conforto ed ho ricevuto supporto da pochi, alcuni mi hanno sorpreso, ma tanti mi hanno ignorato, deludendomi per l’ultima volta. Quel momento è stato uno spartiacque, tra la me accondiscendente e la me tendente alla felicità. Dopo aver tagliato i rami secchi e le zavorre, senza sentirmi in colpa, senza ripensamenti ho tirato il fiato e ho assaporato uno strano senso di libertà e soddisfazione. Un po’ come quando sali tre piani di scale a piedi, piena di valigie o carica di 5 o 6 borse della spesa che ti stanno segando le braccia con i manici. Stai arrancando con gambe pesanti e fiato corto e poi apri la porta di casa e lasci cadere tutto per terra e ti senti leggero e soddisfatto per avercela fatta!
Ho eliminato chi mi ha fatto del male e non ho guardato in faccia amicizie lunghe una vita. Se mi avveleni la vita sei fuori. Le nostre vite sono troppo brevi e importanti per perdere tempo con chi non se lo merita, con chi ti da colpe che non hai!
Negli ultimi quattro anni ho dovuto ricostruire la mia quotidianità, rigenerare la mia pace emotiva, ritrovare i miei equilibri e non c’è più spazio per chi mi complica la vita. E devo dire che dopo venti anni ho trovato la forza di dire basta e di mandare affanculo una persona che mio malgrado è nella mia vita, nonostante rappresenti tutto ciò che, secondo me, ci può essere di sbagliato in un essere umano. Una persona che emana negatività, che riversa sugli altri odio, invidia, e rabbia. Una persona che pretende tutto dagli altri e li prosciuga senza mai dare indietro. Una persona che ho tentato più volte di aiutare, nonostante io sappia che lei non mi ha mai accettata.
Adesso l’ho mandata a cagare e ne sono felice, perché mi sono liberata di un peso; perché se lo meritava; perché mi ha offeso, di nuovo; perché non voglio più avere niente a che fare con lei. Ma siccome sono la solita altruista, sono contenta anche perché le ho dato uno strumento che, se solo lei volesse, potrebbe usare per scardinare la sua corazza e scavare dentro di se.
Litigando con me ha tirato fuori il suo problema. Me lo ha vomitato addosso. Spero che lei intuisca quanto prezioso è stato questo scontro e che lo usi per guardarsi dentro. Anche lei, come tutti noi, è circondata da persone nocive, ma non le sa riconoscere e a sua volta ne avvelena altre, in una spirale senza fine.
Dentro ognuno di noi c’è la chiave per essere persone migliori, dobbiamo solo trovare la via e il coraggio di aprire la giusta porta. Sicuramente eliminare chi ci fa soffrire è un buon inizio.