Storia di tre gatti di appartamento e della loro strana famiglia di fatto

Osservando che fuori era già buio, Mamao chiese: “Prou, dove sono andati stavolta?”
La sorella rispose: “Non preoccuparti, tornano sempre. Vedrai che arrivano presto, non hanno portato via la valigia grande.”
“Io ho sempre paura che non tornino. E se ci abbandonano anche loro? Cosa facciamo da soli?”
Le due micione erano distese per terra vicino alla porta d’ingresso. Qualcuno fuori stava salendo i gradini, ma i passi non si erano fermati. Chiunque fosse continuava a camminare verso il piano di sopra.
Anche il loro fratello adottivo sembrava impaziente di rivedere i loro amici Umani.
“Se c’era Lei adesso mi avrebbe fatto giocare un po’. Mi avrebbe lanciato i croccantini e io avrei corso qua e là per recuperarli e mangiarli. Voi invece siete pigre e non volete mai giocare!” Protestò Gurù che aveva una tremenda voglia di correre.
“Gurù fa caldo per correre! Meglio farsi una dormitina sul letto.” Prou terminò la frase stiracchiandosi e incamminandosi verso la camera. Mamao e Gurù la seguirono, con passo pigro e dondolante la prima e saltellando, per ostacolarla nel percorso, il secondo.
“Però io non riesco a dormire. Fuori c’è un brutto vento e tanti rumori che non capisco” disse Mamao muovendo la sua testolina nera e, più freneticamente, le sue orecchie in cerca del luogo d’origine del fruscio.
“Prou perché non ci racconti una storia? Raccontami di quando siete arrivati qua.” le fece eco Gurù il curioso.

Prou si mise in posizione sfinge, accomodandosi nello spazio tra i due morbidi cuscini e allargò i suoi occhi, muovendoli prima su Gurù che si era steso su un lato, esasperando la lunghezza del suo corpo, sulla coperta ai piedi del letto, poi su Mamao che era acciambellata sul lato vicino alla finestra. Prou era brava a raccontare storie e quel racconto le piaceva tanto perché rappresentava uno dei momenti più belli della loro vita.
“Io, Mamao e Piquet vivevamo con la nostra mamma in una scatola, in un giardino. Eravamo piccoli, ma anche gli Umani che ci ospitavano avevano un cucciolo. Decisero che potevano tenerne solo uno di cuccioli e ci portarono via. Non erano mai stati affettuosi con noi e non ci dispiaceva andare via da lì, ma ci separarono dalla mamma e dalla nostra pappa buona. Eravamo da soli, al buio, chiusi in un posto piccolo e non c’era da mangiare. Non so quanto siamo rimasti lì. Piangevamo tanto e io tentavo di tranquillizzare Piquet che aveva tanta fame e tanta paura. Stavamo sempre appiccicati, come se fossimo stati un’unica palla di pelo e continuavamo ad impastarci tra di noi, nell’illusione che sarebbe arrivato il latte. La mamma ci aveva insegnato a mangiare così, ma il cibo non arrivava. Poi la luce. Una Umana ci ha ridato la luce, liberandoci da quella prigione. Ci ha portato in una piccola gabbia e ci siamo mossi dentro una scatola rumorosa che chiamano macchina. Rotolavamo da una parte all’altra. Che paura che avevo!”
“C’era odore di gatti, altri gatti. Non lo dici?” La interruppe Mamao. “Mi tranquillizzava quell’odore, anche se volevo scappare!”
“E’ vero. C’era l’odore di altri gatti là dentro. E arrivati nella grande casa fatta di gabbie vedemmo gli altri gatti. Abbiamo vissuto lì per un po’ e non è stato facile. Per fortuna che eravamo i più piccolini e ogni tanto ci permettevano di uscire dalla gabbia. Però sono successe tante cose. Avevamo tanti amici nuovi e molti di loro sono stati male dopo l’alluvione. Pioveva forte e l’acqua era entrata ovunque, veniva giù dal soffitto ed entrava nelle gabbie. Credo che alcuni siano morti, altri sono andati a vivere altrove. Infatti, ogni tanto arrivavano degli Umani a vedere le gabbie e si portavano via uno o due gatti. Quelli che rimanevano piangevano quando gli portavano via un amico o un fratello. Era una brutta sensazione.”
“Vi davano da mangiare? Erano buoni gli Umani? Dov’ero prima io, mi prendevano a calci e non volevano giocare con me! Odiavo gli Umani prima di conoscere i Nostri!” Disse Gurù tutto d’un fiato.
“C’era il cibo, ma spesso lo vomitavamo. Soprattutto Piquet. Non stava già bene. Gli Umani erano buoni, ma erano pochi e noi tantissimi. Poi un giorno sono arrivati Lei e Lui. Sorridevano e ci guardavano. Ci hanno preso in braccio tutti e tre. Avevano un buon odore, voci gentili e sembrava fossero attratti da noi. Ci accarezzavano e ci grattavano dietro le orecchie. Istintivamente io mi sono attaccata al braccio di Lei e ho iniziato a ciucciarle la maglietta. Era morbida e mi rendeva serena. Mi misi anche a spingere con le zampette. Che bella sensazione! Mi sembrava di essere appoggiata alla pancia della mamma. I suoi capelli ricordavano il colore della mamma e anche il mio. Piquet si addormentò subito appena lo presero in braccio. Aveva bisogno di coccole calde. Mamao, invece, si fece un po’ spupazzare e improvvisamente fuggi dalle mani di Lui.”
“Che bella sensazione correre e saltare sopra e sotto le gabbie. Sapevo che sotto non potevano prendermi. Che divertimento! Poi però ho incrociato i loro sguardi e ho capito che valeva la pena farsi prendere. Dopo tutto Lui mi aveva consentito di scappare, quindi stava dalla mia parte.” disse Mamao, stiracchiandosi e sbadigliando.

Prou riprese a miagolare la loro storia. “Ci misero in una gabbietta e noi subito sporcammo tutto con vomiti e diarree. Ci stavamo ammalando tutti. Ci portarono con una macchina calda nella loro casa, la nostra casa. Cominciammo ad esplorarla, a girare, correre. Loro ci prendevano in braccio, ci coccolavano. Noi eravamo liberi di muoverci e giocare, con o senza di Loro. Era tutto bello. C’era anche da mangiare e da bere. C’era la sabbietta per i nostri bisogni. Poi scoprimmo anche posti comodi e morbidi per dormire come questo letto o la poltrona. Poi c’era la cosa più bella: Lei e Lui. Non erano Umani qualsiasi. Erano i Nostri Umani e ci amavano. Si capiva, si sentiva. Sono stati bravi con noi. Sono riusciti a non farmi ammalare e hanno salvato Mamao dalla morte. Vorrei tanto poter comunicare meglio con Lui e Lei per far sapere Loro che hanno fatto il massimo anche per Piquet. Sappiamo che si sentono in colpa perché ci ha lasciati, ma era già molto malato e Loro lo hanno amato e curato nel modo migliore. Piquet è stato bene in questa casa, voleva bene a Lei e Lui. Gli hanno donato giorni felici in cui non ha avuto più paura.”
“E’ stata dura perderlo, soprattutto per me” aggiunse tristemente Mamao e continuò rivolgendosi a Gurù: “Prou è stata vicina a Piquet negli ultimi giorni, mentre io ero in isolamento qua sul letto. Ero contagiosa e dovevano curarmi da sola. Non mangiavo più nulla, ero secca e facevo fatica a muovermi. Lui era sempre con me e anche Lei mi aiutava. Mi hanno dato medicine e cibo, e giorno dopo giorno ho capito che dovevo reagire. Volevo le Loro coccole e per averle dovevo mangiare. Pappa e Coccole. Questa era la regola. Io sono guarita. Piquet è peggiorato e non lo abbiamo più visto. Loro hanno pianto tanto per Piquet e anche per noi due. Avevano paura di perderci. Allora abbiamo capito che eravamo una famiglia. Noi avevamo provato la stessa tristezza perdendo Piquet e anche la mamma.”

Gurù guardava le sorellone. Era felice di essere stato adottato dagli Umani e dai Felini di quella famiglia. Adesso capiva anche perché all’inizio sembravano non accettarlo. Loro avevano avuto un fratello. Che triste storia. E anche Mamao poteva morire! E così lui non l’avrebbe mai incontrata. Non poteva pensarci neanche. Lui le amava e la sua vita senza Prou e Mamao adesso non avrebbe avuto senso. Non riusciva ad immaginarsi senza loro due e senza Lei e Lui.
Adesso erano tutti in silenzio. Ognuno chiuso nei propri ricordi belli e brutti. Poi il sonno prese il sopravvento. Avrebbero ripreso la chiacchierata in seguito.

Fuori stava iniziando a piovere e Mamao si svegliò con il rumore dell’acqua che colpiva la tapparella. “Ci mancava solo la pioggia. Ormai sta facendo giorno e Lei e Lui ancora non sono tornati. Prou, Gurù, svegliatevi! E se non tornano?”
Gurù, aprì gli occhi e biascicando con la bocca invitò tutti a mangiare. “Mamao non ti preoccupare. Piuttosto andiamo a vedere se c’è rimasta un po’ di pappa. Ho una fame!”
Anche Prou si svegliò e si mosse verso la cucina per bere un po’ d’acqua.
Mentre mangiavano l’attenzione di Gurù fu catturata da un topino di stoffa che spuntava in un angolo della sala. Troppo irresistibile per un giocherellone come lui che, mollata la scodella di croccantini, si lanciò contro la preda inanimata. Le sorelle decisero che c’era qualcosa di meglio da fare, qualcosa di più riposante e comodo e si acciambellarono su due diversi ripiani del loro grande tiragraffi. Anche Gurù le raggiunse blaterando che non aveva voglia di dormire ancora.
“Voi due siete troppo pigre. Non facciamo mai niente insieme…sempre che non ci sia una mosca da cacciare!”
Mamao allora decise di assecondare Gurù: “Perché non ci racconti la tua storia prima di arrivare qua a casa?”

Così Gurù iniziò a parlare del suo passato.“C’ero io, due fratelli e la mamma. Vivevo in uno stanzone grande e rumoroso. C’era un gran odore di ferro e molti topi e insetti da mangiare. La mamma somigliava a me ed era tanto dolce con noi. Ci proteggeva dagli Umani che stavano lì. Loro erano nella casa di giorno. Quando arrivavano ci cacciavano fuori e spesso ci prendevano a calci, ma quando la sera uscivano la mamma ci faceva entrare da una piccola apertura nel muro. Uno degli Umani però era simpatico e qualche volta accarezzava gli altri. Io però avevo paura e non mi facevo prendere. Ero piccolo e Loro avevano piedoni enormi dai quali stavo alla larga. Anche adesso mi capita istintivamente di scappare quando Lei e Lui camminano!”
“Ma come hai fatto ad arrivare da noi? Ti abbiamo visto entrare qua con una gabbietta ed eri tutto spaventato e soffiavi!” disse Mamao, senza pensare a quanto lei stessa avesse soffiato alla vista del nuovo arrivato.
“Un giorno ci ha portato via da quel posto. Ci hanno portato da una Umana col camicie, una veterinaria. Ci hanno curato. Avevamo tutti dei problemi: le pulci e le placche in bocca. Vivevamo nello sporco e mangiavamo schifezze! Poi ci hanno portato in una casa con tanti altri gatti. Anche lì gli Umani andavano via tutta la notte. Noi quattro eravamo in una gabbia mentre c’erano altri gatti liberi. La mamma è stata portata via subito da una Umana e dopo un po’ anche uno dei miei fratelli è andato via. Siamo rimasti io e mio fratello Book. Siamo rimasti insieme un bel po’…poi un giorno sono arrivati Lei e Lui. Prima ho visto Lui. Veniva verso la gabbia e aveva una voce amica. Poi si è avvicinata anche Lei. Sono tornati dopo qualche giorno. Li ho riconosciuti. Poi sono tornati ancora e li cercavo con lo sguardo quando si allontanavano. Alla fine un’altra Umana si stava portando via Book e contemporaneamente Loro sono venuti a prendere me.”
“Come è stato separarti da tuo fratello? Io non potrei mai vivere senza Mamao!” disse Prou.
“E’ stato difficile! Non sapevo cosa mi stava per succedere ed ero solo per la prima volta. Volevo fidarmi, ma quanta paura! Poi sono arrivato qua e ho visto voi. Ero sollevato, ma spaventato. Correvo qua e là a cercare un nascondiglio sicuro. La cosa più brutta è stata essere rimesso in gabbia ed essere portato da una Umana isterica che diceva cose che non capivo, ma la sentivo cattiva. Credevo che non mi volessero più. Poi, invece, mi hanno riportato qua e sono stato chiuso in bagno per giorni, da solo. Non volevo stare solo e avevo paura di Loro. Però un po’ alla volta ho capito che potevo fidarmi e mi sono avvicinato, mi sono fatto toccare, accarezzare, prendere in braccio. Che bello! Cosa mi ero perso! Gli Umani sono morbidi! Sono buoni! Sanno grattarti dietro le orecchie meglio di quanto io possa fare da solo! Poi ti danno le medicine e ti fanno star bene! Alla fine è stato più difficile fare amicizia con voi due! Adesso però siamo una stessa tribù, noi e loro!”
Mamao si avvicinò a Gurù e leccandogli la testa, comportamento insolito per lei, fece capire al fratello che, nonostante i loro tanti screzi, gli voleva bene. Anche Prou scese dal piano alto del tiragraffi per coccolare il fratello. Vivevano tutti insieme da 2 anni e si volevano bene, ma senza i loro Umani erano incompleti. Per questo corsero alla porta, ansiosamente, quando sentirono salire quattro piedi sulle scale. Speranzosi, si appostarono tutti lì davanti, ascoltando la chiave girarsi nella toppa. Quando la porta si aprì Lei e Lui furono accolti dai loro amici pelosi che si strusciavano contro le loro gambe.
Molti sostengono che così il gatto stia solo segnando il territorio, ma chi ha la fortuna di vivere con un gatto sa bene che c’è molto di più.

(c) Tutti i diritti sono riservati.