Siamo le nipoti di quelle streghe che non siete riusciti a bruciare!

Nel Medioevo la donna non godeva di una gran reputazione. Ogni donna portava in se il germe dell’Eva tentatrice che aveva trascinato nel peccato anche l’ingenuo Adamo e con lui tutta l’umanità. L’egemonia maschile dilagava in ogni settore della vita sociale e privata e le donne erano destinate a sottomettersi alle regole dei padri prima e dei mariti dopo. Considerate fragili sia fisicamente sia mentalmente dovevano rimanere sotto la protezione degli uomini.
Le possibili scelte di vita per le donne consistevano nel dedicarsi alla famiglia, attraverso il matrimonio, oppure nell’entrare in monastero. Le poche donne che potevano studiare erano ovviamente solo quelle di famiglie di ceto più elevato e venivano istruite comunque in casa. Per quanto riguarda le attività lavorative le donne si occupavano di cucinare, pulire la casa e gestire tutte quelle attività direttamente collegate al loro ruolo: si occupavano ad esempio di prendere l’acqua dal pozzo, curare l’orto, gestire il bestiame, si occupavano delle provviste e del cucire vestiti per tutti.

Piano piano le donne iniziarono ad aumentare le loro mansioni e iniziarono a commerciare i prodotti che loro stesse producevano. Ma anche alla fine del Medioevo ci furono ancora periodi bui per le donne. Anni segnati dalla caccia alle streghe. Ogni possibile emancipazione delle donne dal ruolo che la società attribuiva loro andava fermata. Quelle che osava studiare e avevano interessi culturalmente progressisti venivano bollate come strega e tolte di mezzo, arse vive.
Insomma le donne avevano intrapreso un lento, lungo ed inarrestabile cammino verso la parità. Un cammino su un percorso, spesso accidentato, che si è dipanato nei secoli. Un percorso difficile, e tormentato da forze contrarie, che non accenna a terminare.

Oggi, 2019. il percorso sembra sempre più sconnesso e travagliato. Sul nostro cammino stanno costruendo un alto muro per impedirci di andare oltre e la strada è diventata sdrucciolosa e viscida, e noi arranchiamo per tenere il passo, e ci sentiamo scivolare inesorabilmente indietro. Camminiamo controvento. Il vento è forte e ci sta ricacciando da dove abbiamo iniziato il percorso. Il Medioevo non è mai stato così vicino!

L’era Salvini ha esasperato un becero maschilismo che stava già pericolosamente montando negli ultimi anni. Ogni giorno veniamo respinte indietro, un passo alla volta. Dal decreto Pillon, al manifesto della lega di Crotone per l’8 marzo; dalla bambola gonfiabile con le sembianze di Laura Boldrini ridicolizzata da Salvini, all’immobilismo della politica nei confronti dei femminicidi; dalle riduzioni di pena per l’uomo che ha ucciso la compagna sotto l’attenuante della “tempest emotiva”, alla mozione di Verona contro l’aborto; dal mettere alla gogna ogni donna che manifesta per la propria libertà, all’ospitare il Congresso mondiale delle famiglie…
Tutti tasselli di un mosaico che intende rimettere la donna al posto a lei deputato, madre e moglie, dimessa e sottomessa. Dopo tutto l’ha detto anche Manlio Paganella, assessore (ovviamente di centrodestra) alla cultura di Castiglione delle Stiviere: “Si nasce donna fertile o si nasce donna inutile.”
Resta, comunque, una poco rassicurante libertà di scelta per le donne: o incatenate ai fornelli col pupo in braccio o puttane nelle case chiuse che riapriranno a breve. Insomma, sempre al servizio degli uomini.

Se andiamo a vedere nel dettaglio cosa sta accadendo nel nostro paese (ma potremmo tranquillamente allargarci ad altri stati e continenti) possiamo meglio capire che tutte le conquiste per cui le donne hanno lottato stanno vacillando e i nostri diritti vengono accantonati, o almeno questo sembra essere un obiettivo primario.

Conoscete sicuramente il disegno di legge 735, meglio conosciuto come Ddl Pillon, che prende appunto il nome dal senatore leghista Simone Pillon. Bene, iniziamo dicendo che Pillon è un cattolico estremista, è stato uno degli organizzatori del Family Day e promotore del gruppo parlamentare Vita, famiglia e libertà. Contrario all’aborto e al matrimonio tra persone dello stesso sesso. In una intervista ha chiarito bene la sua posizione, dicendo che bisognerebbe impedire alle donne di abortire, ad ogni costo, anche offrendo loro somme ingenti di denaro. Pillon ha visto bene di concretizzare il suo pensiero mettendo mano in materie delicate come il diritto di famiglia, la separazione e l’affido condiviso dei figli. Ne è nato un disegno di legge che ha messo d’accordo giuristi, avvocati, giudici minorili, psicologi, assistenti sociali che si occupano di minori, movimenti femministi e gli operatori dei centri anti-violenza. Tutti concordi nel ritenere il Ddl Pillon da rifiutare nella sua interezza. Una proposta di legge maschilista, che punisce le donne e non tiene conto dei reali bisogni dei minori, trattati come pacchi, più che come individui. Anche le relatrici delle Nazioni Unite sulla violenza e la discriminazione hanno manifestato la loro preoccupazione scrivendo al Governo Italiano. Anche l’Onu, quindi, ritiene che l’approvazione di una simile legge porterebbe ad alimentare la disuguaglianza di genere e non tutelerebbe le donne e i bambini vittime di violenza in ambito familiare.
Nello specifico il disegno di legge tende a rendere più complicato e costoso l’accesso alla separazione e quindi ostacolerebbe anche un sereno iter di divorzio. Infatti, se adesso per una separazione condivisa basta una consulenza legale per presentare istanza al tribunale, con tempi piuttosto rapidi e costi contenuti, con la legge Pillon ci sarebbe l’obbligo di pagare un mediatore che dovrebbe seguire la coppia per sei mesi e andrebbe poi stilato un dettagliato piano genitoriale in cui vengono segnate in modo preciso anche tutte le attività del figlio. Ogni modifica andrebbe poi riconcordata e pianificata. Il tutto avverrebbe in funzione degli adulti, visto che il piano genitoriale va applicato in maniera rigida, senza tener conto delle libere scelte del minore.
I mediatori risultano essere figure ambigue, dal momento che anche un avvocato che abbia trattato anche solo una decina di procedimenti in diritto di famiglia e dei minori, all’anno, potrebbe assumerne il ruolo, senza avere una specifica preparazione, soprattutto sul tema della violenza. Inoltre sulla mediazione vige l’obbligo di riservatezza e se nel contesto della mediazione emergessero contenuti relativi a violenze ed abusi questi rimarrebbero occultati, costringendo, di fatto, la vittima a negoziare privatamente con il proprio aguzzino. Non solo. Nel Ddl non si parla proprio di violenza e di come affrontare situazioni di abusi. Si parla solo di violenza in modo distorto. Cito l’art 9: il giudice può intervenire in caso di “accuse di abusi e violenze fisiche e psicologiche evidentemente false”…insomma non è nemmeno troppo velata come minaccia. Tu donna non osare accusare tuo marito di violenza, perché posso sempre dire che tu menti e per questo magari ti sanziono e ti tolgo il figlio! E per essere considerata una vera violenza e quindi punibile è necessario che questa sia sistematica. Sappiamo bene, però, che nel contesto familiare non è così ed è ciò che frega molte donne. Le violenze si alternano a periodi sereni, in cui tutto sembra essere risolto, l’uomo sembra pentito, per poi ricomparire con anche più brutalità.
Il disegno di legge prevede anche che, indipendentemente dai rapporti intercorsi tra i genitori, il minore abbia diritto ad un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi. I figli dovrebbero trascorrere almeno dodici giorni al mese, pernottamenti compresi, con ciascun genitore, avendo quindi il doppio domicilio. Ciò, inutile dirlo, va in conflitto col diritto del minore ad una stabilità e continuità a lui necessarie per gestire e superare un periodo così critico della sua crescita.
Anche il mantenimento verrebbe ripartito tra i due genitori, diventando di tipo diretto. Ciascun genitore contribuirà per il tempo in cui gli è affidato il figlio e nel piano genitoriale verrebbe ripartito il tutto per ogni tipo di spesa. Ovviamente tutto ciò discrimina, non tenendo conto delle differenze salariali ed occupazionali esistenti tra uomini e donne. La bi-genitorialità tanto osannata da Pillon si traduce, nella realtà, in un vantaggio per il genitore economicamente più forte. Solitamente il padre. Molte donne, in condizioni svantaggiate economicamente rispetto ai mariti, saranno costrette a rinunciare alla separazione perché non se la potranno permettere. Tocca solo sperare che queste donne non siano soggette a violenze familiari e sia loro impossibile uscire da situazioni pericolose.
Per quanto riguarda la casa familiare, se è cointestata, il genitore a cui è assegnata dovrebbe versare all’altro un indennizzo equivalente ad un canone di affitto, calcolato in base ai prezzi di mercato. Non potrebbe continuare a risiedere nella casa quel genitore che non sia proprietario o titolare di uno specifico diritto di uso.
Nel disegno di legge si parla anche di alienazione genitoriale, cioè della condotta messa in atto da parte di uno dei genitori per allontanare il figlio dall’altro. La cosa più agghiacciante è che verrà punita l’alienazione, anche solo se presunta. Mettiamo il caso che il minore manifesti comunque, per sensibilità personale, rifiuto verso uno dei genitori, pur senza evidenti interventi da parte dell’altro genitore. Il giudice può intervenire con provvedimenti di urgenza tesi a limitare o addirittura sospendere la responsabilità genitoriale, fino all’estremizzazione dell’allontanare il minore, inserendolo in una struttura specializzata. Inutile dire che nelle situazioni familiari più delicate, in cui ci sono maltrattamenti e abusi, questo concetto può essere sfruttato dai padri per screditare le mogli, nel caso in cui esse abbiano richiesto tutele specifiche per i figli che rifiutano di stare con padri a cui hanno visto compiere gesti violenti, spesso anche contro di loro.

Questo pessimo disegno di legge è lo specchio dei tempi. A Verona, nell’ottobre dell’anno scorso è passata una mozione, a firma del consigliere della Lega Alberto Zelger, per lo stanziamento di fondi a favore di quelle associazioni cattoliche che portano avanti iniziative contro l’aborto. Sull’esempio di Verona, mozioni contro l’aborto sono state presentate, nei mesi successivi, in altre città. A Milano è stata presentata, da tutto il centro destra unito, una mozione simile, che è stata ritirata dopo le proteste delle attiviste del movimento femminista “Non una di meno”
A Roma è stata Giorgia Meloni a spingere la proposta, che però è naufragata, votata solo da Fratelli d’Italia e Lega.
A Treviso, invece, il testo presentato da Vittorio Zanini (lista Zaia) che mira ad organizzare un tavolo di lavoro anti aborto con le associazioni per la vita, è stato momentaneamente congelato e verrà modificato.
La Liguria è, al contrario, riuscita ad approvare la mozione pro-vita promossa da Fratelli d’Italia che impegna la regione a tutelare la maternità e salvaguardare la vita, istituendo consultori familiari ad hoc per far sì che le donne superino le cause che le spingono ad abortire. Vorrei solo sapere come intendono farlo.

Tornando a Verona, la città sta muovendo tutte le sue pedine per diventare città simbolo della tutela della vita e ospiterà, dal 29 al 31 marzo, il tanto controverso Congresso Mondiale delle famiglie. In soldoni si tratta di una manifestazione messa in piedi dalla International Organization for the Family, lobby statunitense di stampo cristiano che si prefigge lo scopo di difendere le famiglie tradizionali. I gruppi che aderiscono sono contrari alle unioni civili e ai matrimoni tra esponenti dello stesso sesso, non riconoscono i diritti per le persone LGBT, sono contrari alle adozioni da parte di coppie omosessuali, sono contrari alla riassegnazione di genere e sono a favore della criminalizzazione degli omosessuali. Sono contrari all’aborto e alla maternità surrogata. Osteggiano il divorzio. E sono in pratica oppositori dell’emancipazione femminile.
Vi parteciperanno Matteo Salvini, Lorenzo Fontana (Ministro per la Famiglia e la Disabilità), Marco Bussetti (Ministro dell’Istruzione), Antonio Tajani (Presidente del Parlamento Europeo) fresco fresco di uscita infelice su quanto era bravo Benito prima della guerra, Luca Zaia (Governatore del Veneto), l’immancabile senatore Sione Pillon e Giorgia Meloni. Insieme a loro ci saranno poco illuminate personalità ungheresi, moldave, nigeriane e a pensatori eccelsi come la parlamentare ugandese che auspica la pena di morte per gli omosessuali, o l’esponente della Chiesa Ortodossa che sostiene che la donna dovrebbe solo stare in casa ad occuparsi della famiglia. Tra i temi in discussione ci sarà naturalmente l’abrogazione della legge 194, e la solita esaltazione del matrimonio tradizionale e della famiglia normale.
Il fondatore della Iof, un tal Brian Brown, associa la pedofilia all’esistenza di famiglie non tradizionali e considera l’aborto come prima causa dei femminicidi.

Da brividi! Fortuna che le critiche all’evento sono tante ed anche le iniziative contro questo forum.
Ne cito una per tutte.
Una rete aperta di associazioni, organizzazioni e amministratrici è nata per confrontarsi e organizzare gli Stati Generali delle Donne a Verona. Qua nasce l’idea di organizzare per il 30 marzo l’incontro pubblico “Liber.e di scegliere” a cui parteciperanno tra le altre Livia Turco, Laura Boldrini, Monica Cirinnà, Susanna Camusso. Alle 13 è preannunciato un flash mob e a seguire ci sarà il corteo. Alle partecipanti è richiesto un particolare dress code che prevede di indossare qualcosa di bianco e dei guanti da lavoro colorati. La butto lì, magari chi non potrà essere a Verona potrebbe pubblicare un selfie rispettando il dress code!
Questo è il loro messaggio: “Femminismo è rete, è alleanza, è gioia, è forza, è lotta, è dialogo, è vita. Noi siamo ponti, tra generazioni, generi e culture. Vogliamo essere libere di scegliere, di amare, di essere madri, di lavorare, di studiare, di accedere a qualsiasi ruolo professionale e politico. Perché sia conciliabile la realizzazione nella vita privata e la partecipazione alla vita pubblica, affinché la genitorialità sia sostenuta e non confligga con il lavoro. Per il rispetto e riconoscimento dei diritti civili, umani e di tutte le famiglie. Contro le forze reazionarie che in Italia e in Europa tentano di privarci dei diritti e della nostra libertà. Ti aspettiamo a Verona!”

E se tutto ciò non fosse ancora abbastanza disarmante, lo scorso 8 marzo la Lega di Crotone ci ha fatto la festa pubblicando un volantino imbarazzante che riassume bene però la direzione che è stata presa da chi ci governa.
Lo riporto integralmente per chi non avesse letto questo schifo.

8 marzo: chi offende la dignità della donna?
Chi sostiene una cultura e promuove iniziative favorevoli alla vergognosa e ignominosa pratica dell’utero in affitto;
Chi sostiene proposte di legge che tendono a imporre la neo lingua che sostituisce i termini “mamma e papà” con “genitore 1 e genitore 2”;
Chi ritiene che la donna abbia bisogno di quote rosa” per dimostrare il proprio valore;
Chi sostiene una cultura politica che rivendica una sempre più marcata e assoluta autodeterminazione della donna che suscita un atteggiamento rancoroso e di lotta nei confronti dell’uomo;
Chi contrasta culturalmente il ruolo naturale della donna volto alla promozione e al sostegno della vita e della famiglia;
Chi strumentalizza la donna, come anche i migranti e i gay per finalità meramente ideologiche al solo scopo di fare la “rivoluzione” e rendere sempre più fluida e priva di punti di riferimento certi la società.
La lega Salvini premier di Crotone è convinta che la donna ha una grande missione sociale da compiere per il futuro e la sopravvivenza della nostra nazione, non sia pertanto mortificata la sua dignità da leggi e atteggiamenti che ne degradano e ne inficiano il suo infungibile ruolo.

Ho pensato a lungo a come poter reagire, a cosa rispondere a un simile delirio maschilista. Poi mi è uscito tutto di getto come se avessi vomitato fuori tutta la rabbia che questi tempi mi stanno regalando. Mi è bastato immaginarmi davanti a Salvini. Ed ecco il mio grido, l’unica risposta possibile alla domanda “Chi offende la dignità della donna?” è la Lega, il suo capitano Salvini e tutto il suo elettorato, siano essi uomini o donne.

La Lega ci offende quotidianamente, ci ridicolizza.
Lo fa quando il suo segretario porta sul palco, durante un comizio, una bambola gonfiabile che rappresenterebbe Laura Boldrini costantemente offesa dai leghisti, lanciando lo slogan #sgonfialaboldrini.
Lo fa quando il leader viene imitato da un gruppo di Giovani Padani che diedero fuoco ad un pupazzo col volto della Boldrini durante una festa.
Lo fa quando un suo sindaco augura a Laura Boldrini di di essere stuprata.
Lo fa quando un consigliere invita Emma Marrone ad aprire le gambe e farsi pagare.
Lo fa quando, sempre Salvini, manda in pasto ai militanti leghisti una ragazza, Giulia Pacilli, rea di aver manifestato contro le sue politiche, che viene ricoperta di insulti sessuali e offese sessiste. E continua a farlo quando finiscono, puntualmente, alla gogna tutte le ragazzine che manifestano contro il governo leghista.
Lo fa quando un altro consigliere chiama a raccolta gli amici in una discoteca perché c’è una dj stuprabile.
Lo fa quando ignora il problema del femminicidio o la violenza sulle donne, a meno che il colpevole non sia un immigrato.
Lo fa ignorando le condizioni lavorative ed economiche delle donne alle prese con contratti brevi, incertezze, assenza di tutele, precarietà, contratti con dimissioni in bianco già firmate, colloqui di lavoro in cui devi sottostare a domande che un uomo non si vedrà mai rivolgere.
Lo fa con il disegno di legge Pillon che ci discrimina in ogni suo articolo.
Lo fa proponendo la riapertura delle case chiuse, l’altra faccia della medaglia del perbenismo bigotto, dove benevoli padri di famiglia si vanno a divertire, mentre le mogli sono a casa a preparare la cena e ad imboccare i pargoli.
Lo fa con i post sui social di Salvini che ci critica costantemente per avere il plauso di uomini come lui.
Lo fa quando ci tira in causa commentando la notizia drammatica della condanna in Iran di Nasrin Sotoudeh, avvocata da anni in prima fila per difendere i diritti civili e delle donne. Accusata di propaganda contro lo Stato e di essere apparsa in pubblico senza velo è stata condannata a 38 anni di reclusione e 148 frustate. Il commento di questo piccolo uomo è stato “Questo è Medioevo.
Attendiamo il commento delle “femministe” di casa nostra…” Questa frase è la frustata numero 149. Perché lui e quelli come lui non sono capaci di empatia. Non esprimono solidarietà a questa donna. Usano solo la notizia infarcendola di frecciatine e battute idiote. Strumentalizzano una sofferenza, un ingiustizia per dire a noi donne che le nostre battaglie sono inutili. Che noi non rischiamo le frustate quindi cosa abbiamo di cui lamentarci? È questo il messaggio? È questo l’ennesimo modo per screditare le nostre lotte?

Nessun piccolo uomo è mai riuscito a fermare le donne. Molte di noi restano a terra, altre si perdono, rimanendo in silenzio nelle loro cucine e credono che questo sia giusto. Ma noi continueremo a marciare, per chi non ce l’ha fatta; per chi non c’è più; per chi non può farcela da sola. Lo faremo anche per quelle che dicono di accettare questa nuova visione medioevale. Scavalcheremo i vostri muri e non potrete mai farli tanto alti e tanto massicci da fermarci.
Perché noi siamo le nipoti di quelle streghe che non siete riusciti a bruciare!