You may say I’m a dreamer… e compio 47 anni!

Oggi ho 47 anni. Un numero che contiene il 7, che poi è il mio numero preferito. Mi piace, anche se preferirei averne 17, o forse solo 7. Era bello avere 7 anni, tutta la vita davanti e tutto il mondo da scoprire. Ma dai miei 7 anni ai 47 cosa è cambiato in me? Da bambina, forse, mi piacevo di più, adesso non lo so! Chi ero? Chi sono stata? Come sono diventata? Come sono oggi? Cosa diventerò domani?

Sono stata una bambina studiosa, curiosa e dubitante; una adolescente ribelle, difficile e depressa; una universitaria brillante, idealista e speranzosa; una giovane donna disillusa, spesso confusa e amareggiata; una trentenne innamorata e appassionata; una quarantenne senza aspettative e in attesa degli eventi…. Ma ciò che oggi mi unisce ancora alla bambina che ero a 7 anni, sono la mia capacità empatica e il fatto di essere una sognatrice. Attratta da ciò che in tanti definiscono utopie, ma che per me sono ideali a cui corrispondere il più possibile. Ed è per questo che voglio festeggiare il mio compleanno facendomi un regalo. Oggi voglio sognare. Voglio donarmi le parole di una delle mie canzoni preferite. Una canzone bellissima che ascolto da sempre e ogni volta mi fa venire i brividi e mi commuove. Ovviamente è Imagine di John Lennon.

Imagine there’s no heaven
It’s easy if you try
No hell below us
Above us only sky
Imagine all the people
Living for today…

Imagine there’s no countries
It isn’t hard to do
Nothing to kill or die for
And no religion too
Imagine all the people
Living life in peace…

You may say I’m a dreamer
But I’m not the only one
I hope someday you’ll join us
And the world will be as one

Imagine no possessions
I wonder if you can
No need for greed or hunger
A brotherhood of man
Imagine all the people
Sharing all the world…

You may say I’m a dreamer
But I’m not the only one
I hope someday you’ll join us
And the world will live as one

Fin da piccola ho assaporato il suono e il senso di queste parole. Ho fantasticato su quanto sarebbe stato bello vivere dentro questa canzone. Un mondo libero dalle guerre; senza confini che ci rendono nemici; senza religioni che nei secoli hanno sparso inutilmente tanto sangue; una società non improntata sull’avere, ma sull’essere; senza avidità e bramosia; un mondo in cui vivere in fratellanza e pace. Temi cari a John Lennon e su cui io ho plasmato la mia crescita come individuo. Temi importanti, ma sempre più disattesi dalla società attuale, che mette nell’angolo chi tenta di proporli all’attenzione delle persone.
Il mio mondo ideale l’ho sempre immaginato così, grazie alla forza evocatrice di questa poesia. Crescendo ho aggiunto altre mie personali visioni, con una penosa assenza di dialettica poetica purtroppo, ma che rappresentavano quelle che, secondo me, erano nuove esigenze, in base ai cambiamenti che si sono susseguiti nei decenni. Qualcosa tipo “immaginate che non ci sia inquinamento, che l’aria possa entrare pulita nei vostri polmoni…” oppure “immaginate che non ci sia più violenza, verso umani ed animali…”

In questi giorni a riaccendere la miccia, ad una me stessa un po’ addormentata, ci ha pensato una adolescente. Una sedicenne che ha una visione del mondo come dovrebbe essere, in antitesi con quello che invece stiamo combinando al nostro pianeta. Greta Thunberg.

Greta, dall’agosto dello scorso anno, ogni venerdì, ha manifestato contro il cambiamento climatico davanti al Parlamento Svedese. Inizialmente in solitaria, con un cartello che recitava “Skolstrejk för klimatet” (sciopero scolastico per il clima), è poi riuscita a smuovere le coscienze dei suoi coetanei. Sui social network è partita la protesta su larga scala con l’hashtag #fridayforfuture e ne è nato un movimento globale, che si è diffuso in tutto il mondo.
Una ragazzina sta mettendo alle strette la popolazione mondiale, sbattendoci in faccia le nostre responsabilità verso un pianeta moribondo che abbiamo contribuito ad avvelenare. Ricordandoci, inoltre, che non c’è più tempo. O agiamo adesso, o non sarà più possibile cambiarne le sorti.
Il riscaldamento globale sta avanzando, inesorabilmente, grazie alle emissioni di gas serra che stanno aumentando più rapidamente di quanto era stato preventivato. Ciò ha accelerato i modelli che erano stati previsti dagli scienziati e gli effetti catastrofici che ne deriveranno sono dietro l’angolo. Fenomeni che stanno già facendo la loro comparsa, come lo scioglimento dei ghiacci, l’innalzamento dei mari, alluvioni, tempeste ed uragani sempre più frequenti e intensi, ondate di calore straordinarie che portano a episodi di intensa siccità. Se non interveniamo subito, tutto ciò si intensificherà, con un impatto tremendo sulle nostre vite, a partire dalle zone più fragili, e ovviamente più povere, del mondo. Ma le conseguenze saranno disarmanti per tutti. Saranno compromesse le produzioni alimentari, prima quelle agricole e poi gli allevamenti di bestiame. Specie viventi saranno minacciate e di conseguenza gli habitat, le biodiversità e, infine, l’intero ecosistema andranno in crisi. Le api stanno già pagando un caro prezzo nella più totale indifferenza e nella folle incapacità di capire come questi piccoli insetti siano la base fondamentale della nostra sopravvivenza. Le barriere coralline, essenziali per gli equilibri del nostro pianeta, stanno subendo una drastica diminuzione e saranno sempre più danneggiate dalla acidificazione degli oceani, conseguente all’aumento di CO2 nell’atmosfera.
Che lo vogliamo o no, il cambiamento climatico, a lungo negato da molti scettici (e tuttora da molti cretini, alcuni dei quali presidenti di nazioni…), è in atto e la nostra reazione è lenta, frammentaria, comunque insufficiente. Gli impegni assunti dai Governi sono assolutamente insufficienti.

Dobbiamo unirci in una missione comune, fondamentale per le nostre vite e per quelle dei nostri figli. Abbiamo un compito: impedire che l’aumento della temperatura raggiunga e superi la soglia di non ritorno, ovvero il momento in cui i cambiamenti in tutto l’ecosistema saranno irreversibili. Altrimenti saremo in guai seri e non saremo in grado di adattarci a mutamenti tanto repentini e alle nuovi condizioni climatiche che ne deriverebbero. La comunità scientifica ha ben sottolineato che i fenomeni disastrosi, che già stiamo subendo, derivano da un innalzamento di 0,8°C e di conseguenza ha fissato la soglia di rischio in 1,5°C. Ci restano quindi, sulla base dei modelli climatici elaborati, 11 anni per fermare il disastro! Il 2030 è maledettamente vicino.

Greta e i ragazzi di tutto il mondo, che si sono uniti al suo appello, ci stanno chiedendo di rinunciare alle nostre stupide comodità e ad un modello di sviluppo che si è dimostrato insostenibile. Dobbiamo cambiare le nostre abitudini, perché queste sono le dirette responsabili del nostro suicidio di massa.
A livello globale dobbiamo chiedere ai nostri Governi di eliminare i combustibili fossili e di agire contemporaneamente su più fronti per ridurre le emissioni di gas serra. I combustibili fossili vengono infatti usati per produrre la maggior parte dell’energia necessaria per generare elettricità, per il riscaldamento e per i trasporti. Bisogna promuovere l’efficienza energetica e optare per fonti energetiche rinnovabili. Investire nei mezzi pubblici e disincentivare l’utilizzo e l’acquisto di vetture benzina e diesel. Deve essere anche fermata la deforestazione e invertirne la tendenza. Abbiamo, infatti, bisogno di più alberi, perché le foreste ci aiutano assorbendo e trattenendo naturalmente la CO2. Va anche, ovviamente, evitata la cementificazione selvaggia e dove possibile incentivare le ristrutturazioni, ovviamente con soluzioni green.

E noi tutti dobbiamo impegnarci in tanti piccoli, ma fondamentali cambiamenti: camminare di più; andare in bici; comprare auto elettriche; usare i mezzi; non usare plastica usa e getta; eliminare le bottiglie di plastica; differenziare i nostri rifiuti; riciclare tutto ciò che possiamo; mangiare cibo locale e di stagione; non comprare carne da allevamenti intensivi; diventare vegani!
Ebbene si, il cibo è importante nella nostra missione. Greta è, infatti, diventata vegana, anche se questa sua scelta è tenuta un po’ in disparte da chi ci racconta la sua battaglia. Come se quello dell’alimentazione fosse un tabù duro da far cadere. Però dobbiamo tenerne conto, perché una dieta sana è basilare per avere un pianeta sano. Ciò che mangiamo contribuisce alla deforestazione; al consumo di suolo; alla crisi idrica; all’inquinamento chimico; alle emissione di gas serra.
Gli allevamenti intensivi costituiscono un ciclo a grande impatto ambientale. Dietro un bicchiere di latte o una fettina di carne c’è un grandissimo investimento di risorse, dispiegate per l’intero ciclo produttivo. Dal consumo di suolo e di acqua, all’uso di pesticidi e di fertilizzanti chimici impiegati per coltivare il cibo destinato agli animali; dalla somministrazione di ormoni e antibiotici per avere bestie sempre più efficienti e grosse, all’utilizzo di ingenti risorse energetiche per nutrire gli animali, allevarli, macellarli e venderli. Senza tralasciare l’inquinamento, di terra e acqua, da sversamento dei liquami e reflui zootecnici! Da sola l’industria dell’allevamento contribuisce per circa il 20% delle emissioni di gas serra e ha gravi conseguenze anche sulla biodiversità.

Insomma è arrivato il momento di tirarci su le maniche e lavorare tutti uniti per il nostro bene, per la salute del nostro pianeta e per garantire un avvenire alle future generazioni. Purtroppo molte voci fuori dal coro criticano Greta e non prendono sul serio il suo grido d’allarme, ignorando anche quello degli scienziati, che confermano le sue parole.

Nonostante tutto il male che c’è nel mondo; nonostante io ormai tenda a non fidarmi più della gente; nonostante l’aria sia sempre più irrespirabile, le disuguaglianze sempre più nette, la cattiveria sempre più dilagante… Nonostante tutto continuo a sognare.
Nonostante la mia scorza dura da cinica, come Diogene, continuo a cercare l’uomo con il lanternino, corazzandomi nella mia botte. Lui circondato dai cani, scelse di vivere in una botte, disfacendosi di tutti i suoi possedimenti materiali. Cercava in pieno giorno con un lume acceso, un lanternino appunto, l’uomo che fosse realmente capace di vivere secondo la propria natura, in modo autentico, privo di quei vizi e di quei costumi che ne impedivano la vera felicità. Come Diogene, ma circondata dai gatti, io cerco l’uomo in grado di capire che dobbiamo spogliarci di usi e mode e capricci degradanti che impediscono a tutto il genere umano di vivere in pace con se stesso e con la natura.

Nonostante tutto io continuo a sperare nell’umanità e, grazie ai giovani che con Greta hanno ricominciato a lottare, credo ancora che si possa realizzare il sogno di vivere in un mondo migliore. You may say I’m a dreamer, But I’m not the only one, I hope someday you’ll join us And the world will live as one.